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Cosa sono i Dispositivi di Protezione Collettiva: Guida 2026

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I Dispositivi di Protezione Collettiva (DPC) sono sistemi che proteggono simultaneamente tutti i lavoratori esposti a un rischio, senza richiedere alcuna azione del singolo lavoratore.

La legge li considera prioritari rispetto ai DPI: secondo l’art. 15 del D.Lgs. 81/2008, i dispositivi di protezione individuale vanno impiegati solo quando il rischio non può essere eliminato o ridotto con misure collettive.

Nelle aziende la sicurezza dei lavoratori è una priorità assoluta, e per garantire la protezione non solo di un singolo individuo ma di più lavoratori contemporaneamente, il loro utilizzo è indispensabile.

Nella nostra esperienza sul campo, sono anche il modo più efficace per rendere un cantiere sicuro senza dipendere dall’attenzione del singolo operatore.

Cosa sono i dispositivi di protezione collettiva

I sistemi di protezione collettiva comprendono tutte le misure adottate per proteggere i lavoratori a seguito di valutazione dei rischi, indipendentemente dalla loro attrezzatura e comportamento sul luogo di lavoro.

Ad esempio, per prevenire il rischio di caduta dall’alto, comune nei lavori di edilizia, vengono utilizzati:

  • parapetti permanenti o provvisori,
  • ponteggi,
  • reti di sicurezza.

Per altri tipi di rischi, come quelli legati a sostanze chimiche o biologiche, possono essere utilizzate cappe di aspirazione o griglie resistenti allo sfondamento.

I dispositivi di protezione collettiva possono essere classificati in due categorie principali: quelli per la prevenzione e sicurezza localizzata e quelli per la prevenzione e sicurezza generale.

In cantiere il vantaggio è evidente: delimitano l’area di lavoro e riducono l’esposizione al rischio senza chiedere nulla ai singoli operatori.

Differenza tra DPI e DPC: dispositivi di protezione individuale e collettiva

I DPI (Dispositivi di Protezione Individuale) sono indossati dal singolo lavoratore (caschi, guanti, occhiali) e proteggono solo chi li utilizza.

I DPC, invece, offrono protezione a più lavoratori contemporaneamente esposti agli stessi rischi e garantiscono generalmente condizioni di sicurezza superiori.

Per un confronto dettagliato tra le due tipologie di dispositivi, puoi consultare la nostra guida sulla differenza tra DPI e DPC.

Quali sono i dispositivi di protezione collettiva

A seconda dell’attività lavorativa esistono diverse tipologie di dispositivi. La tabella seguente raggruppa i DPC più comuni per ambito di impiego:

Ambito Dispositivo di protezione collettiva
Lavoro in quota Parapetti provvisori
Parapetti permanenti
Reti di sicurezza (reti anticaduta)
Sistemi di protezione dei bordi
Cantiere Ponteggi
Corrimano delle scale
Ambienti chimici e sanitari Cappe per rischio chimico e biologico
Cappe di sicurezza microbiologica
Lavaocchi di emergenza
Macchinari e impianti Dispositivi per l’estrazione di fumi o vapori
Sistemi di ricambio dell’aria e depuratori d’aria
Gruppi di continuità
Sistemi di sterilizzazione
Antincendio ed emergenza Porte tagliafuoco
Rilevatori di incendio

Alcune soluzioni agiscono su un’area circoscritta ma proteggono comunque più persone insieme; altre sono progettate per far fronte a più rischi contemporaneamente, integrando prevenzione e protezione in un’unica struttura.

Requisiti dei DPC: condizioni di sicurezza

Rispetto ai dispositivi di protezione individuale, i requisiti per i DPC non sono rigidamente stabiliti per legge. Tuttavia, è necessario che siano idonei per lo scopo a cui sono destinati.

I requisiti di idoneità possono variare a seconda del tipo di dispositivo e delle specifiche esigenze di sicurezza.

È importante sottolineare che la mancanza di DPC costituisce sempre una responsabilità per il datore di lavoro in caso di infortunio sul lavoro.

Per essere adeguati devono comunque rispettare standard di qualità verificabili e mantenere lo stesso livello di protezione nel tempo, non solo il giorno dell’installazione.

A differenza dei DPI, i DPC non sono soggetti a un’unica marcatura CE obbligatoria come categoria: i singoli dispositivi devono però rispettare le norme tecniche di prodotto applicabili, come la UNI EN 13374 per i parapetti provvisori e la UNI EN 1263 per le reti di sicurezza.

Perché i DPC sono prioritari sui DPI: gerarchia e vantaggi

La legge impone di privilegiare la protezione collettiva perché essa riduce il rischio alla fonte, tutelando tutti i lavoratori a prescindere dai loro comportamenti.

I DPI non possono sostituire i DPC: intervengono sul singolo e solo quando il rischio non è stato eliminato a monte.

L’art. 15 del Testo Unico colloca infatti “la priorità delle misure di protezione collettiva rispetto alle misure di protezione individuale” tra le misure generali di tutela.

Oltre a questa priorità normativa, i DPC hanno vantaggi pratici concreti:

  • non richiedono una formazione specifica per l’utilizzo da parte dei lavoratori,
  • sono economici nel lungo periodo, poiché hanno una durata prolungata,
  • richiedono spesso una manutenzione minima.

Un ulteriore beneficio è rappresentato dalla capacità di tali sistemi di offrire una protezione particolarmente utile nelle attività che prevedono rischi specifici, come la protezione contro le cadute o la protezione dei bordi nelle lavorazioni in quota.

La legge sui DPC: prevenzione e protezione

La normativa di riferimento per questi dispositivi è il testo unico, D.Lgs. 81/2008, agli articoli 15, 75 e 111.

Questo decreto stabilisce che l’adozione dei dispositivi di protezione collettiva debba essere prioritaria rispetto all’utilizzo dei dispositivi di protezione individuale.

Si cita infatti quanto segue (art. 75, Obbligo di uso):

“I DPI devono essere impiegati quando i rischi non possono essere evitati o sufficientemente ridotti da misure tecniche di prevenzione, da mezzi di protezione collettiva, da misure, metodi o procedimenti di riorganizzazione del lavoro.”

Questa priorità è stata ribadita anche dalla giurisprudenza. La Corte di Cassazione, Sezione IV Penale, con la sentenza n. 34789/2010 (relativa a un addetto di fonderia ustionato da metallo fuso nonostante indossasse tuta ignifuga e altri DPI) ha ritenuto inidonea la scelta dell’azienda di affidarsi ai soli dispositivi individuali, affermando che, ove le protezioni non risultino sufficienti, occorre adottare sistemi più idonei o, in mancanza, sospendere la produzione per non esporre i lavoratori al rischio.

Anche quando la normativa non specifica esplicitamente, le norme generali suggeriscono sempre i DPC rispetto alle misure di protezione individuale.

Ne consegue una cosa pratica: i DPC vanno scelti in base alle reali condizioni di lavoro, non a scatola chiusa.

Occorre quindi precisare che i nostri sistemi anticaduta rispettano tutti i requisiti richiesti dalla legge.

Domande frequenti sui Dispositivi di Protezione Collettiva

I DPC sono tra le principali misure di sicurezza previste per tutelare la salute e sicurezza di chi lavora. Di seguito raccogliamo le risposte alle domande più comuni sul loro funzionamento, sul rapporto con i DPI e sugli obblighi previsti.

Che cosa sono i DPC?

I Dispositivi di Protezione Collettiva sono sistemi che proteggono simultaneamente tutti i lavoratori esposti a un rischio, senza richiedere alcuna azione del singolo. Ne sono esempi parapetti, reti di sicurezza, ponteggi, porte tagliafuoco e cappe di aspirazione.

Quali sono i DPC più comuni?

I dispositivi di sicurezza collettivi più diffusi sono parapetti provvisori e permanenti, reti di sicurezza e ponteggi per il lavoro in quota, porte tagliafuoco e rilevatori d’incendio per l’antincendio, cappe di aspirazione e lavaocchi per gli ambienti chimici e sanitari.

Perché i DPC hanno la priorità sui DPI?

Perché riducono il rischio alla fonte e tutelano tutti i lavoratori contemporaneamente. L’art. 15 del Testo Unico sulla Sicurezza stabilisce che le misure di protezione collettiva vadano privilegiate rispetto a quelle individuali.

I DPI possono sostituire i DPC?

No. I DPI intervengono sul singolo lavoratore e vanno impiegati solo quando il rischio non può essere evitato o sufficientemente ridotto tramite mezzi di protezione collettiva, come previsto dall’art. 75 del Testo Unico.

DPC: la base di una corretta gestione della sicurezza sul lavoro

Predisporre misure di protezione collettiva significa adottare un insieme di strumenti essenziali per garantire la sicurezza sul luogo di lavoro di più operatori contemporaneamente.

La normativa vigente sottolinea l’importanza dei DPC ed il loro essere prioritari rispetto all’uso dei dispositivi di protezione individuale.

Investire nella sicurezza dei lavoratori attraverso l’implementazione di queste misure di prevenzione e protezione è un passo fondamentale per garantire un ambiente di lavoro sicuro e protetto.

Scegliere e installare i dispositivi giusti richiede competenza e conoscenza della normativa: se hai bisogno di aiuto per mettere in sicurezza il tuo cantiere, contattaci e il nostro team ti seguirà con una consulenza dedicata.