Le reti anticaduta devono essere certificate? Quale norma?

Chi riceve un preventivo per una rete anticaduta si pone quasi sempre la stessa domanda: la certificazione è un requisito reale oppure una voce che serve solo ad alzare il totale? È un requisito reale.
La differenza tra una rete certificata e una che non lo è si misura in un dato: la capacità di trattenere il carico dinamico di una caduta.
Prima della sollecitazione i due prodotti possono apparire equivalenti. La valutazione va fatta in fase di fornitura e di progetto, quando è ancora possibile scegliere e verificare la documentazione.
L’obbligo nasce dalla legge, oltre che dalla tecnica
Le norme tecniche di settore nascono come documenti volontari. È il quadro legislativo italiano a renderle vincolanti nella pratica.
Il D.Lgs. 81/2008, Testo Unico sulla sicurezza sul lavoro, all’articolo 111 impone al datore di lavoro di privilegiare i dispositivi di protezione collettiva rispetto a quelli individuali nei lavori in quota.
Devono avere una configurazione e una resistenza adeguate ad arrestare le cadute dall’alto. L’articolo 115 si occupa in modo specifico dei sistemi di protezione contro il rischio di caduta.
Il punto giuridico è netto. Una rete priva di certificazione espone chi lavora a un rischio maggiore e trasferisce sul datore di lavoro responsabilità precise, anche in sede penale.
Come si certifica una rete anticaduta
Qui non esistono vie di mezzo. Una rete o supera le prove di caduta, o non le supera. La verifica avviene con prove dinamiche di laboratorio: un peso campione viene lasciato cadere sulla maglia da un’altezza definita dalla norma, e si misura la risposta del sistema.
Se assorbe l’urto entro i valori richiesti, la rete è idonea. In caso contrario viene scartata.
Al termine dei test il fabbricante emette la dichiarazione di conformità alla norma di riferimento. È il documento che distingue una rete di sicurezza da un telo qualsiasi.
La norma di riferimento: UNI EN 1263
Le reti temporanee impiegate nei lavori in quota rientrano nella UNI EN 1263-1:2015, tuttora in vigore, che fissa i requisiti prestazionali e i metodi di prova.
La posa in opera è disciplinata dalla UNI EN 1263-2:2015, che stabilisce le prescrizioni sulla distanza minima di caduta e sui carichi di lavoro.
Sono due parti distinte della stessa norma, e servono entrambe: la prima qualifica il prodotto, la seconda regola come va montato.
E per le reti permanenti sulle coperture?
Il riferimento cambia. Per le reti anticaduta permanenti collocate sotto le coperture industriali, la resistenza all’urto è regolata dalla UNI EN 15057:2006.
Un impianto stabile deve trattenere il carico previsto e mantenere la durabilità negli anni, senza decadimento delle prestazioni.
Classi e tipi di reti disponibili
La norma individua quattro tipologie, distinte dal modo in cui la rete viene sostenuta.
La rete di tipo S monta la fune di bordo ed è pensata per l’impiego orizzontale, per esempio tesa sotto un impalcato.
La rete di tipo T lavora anch’essa in orizzontale, ma è sostenuta da mensole a sbalzo fissate alla struttura. È la soluzione tipica lungo il bordo di un solaio in costruzione, dove la rete sporge dal piano di lavoro per intercettare la caduta.
La rete di tipo U si sviluppa in verticale ed è montata su una struttura di supporto. Funziona da barriera laterale, per esempio applicata a un ponteggio, così da trattenere persone e materiali sui lati.
La rete di tipo V, infine, unisce la fune di bordo a un supporto a forca disposto in verticale. È il sistema con bracci sagomati che protegge il perimetro ai singoli piani.
A questa suddivisione si sommano le classi legate all’energia che la maglia riesce ad assorbire e alla dimensione del vivagno, cioè il bordo rinforzato che tiene insieme la struttura.
Come si installano le reti di protezione anticaduta
Una rete non lavora mai da sola. La sua conformità dipende dal modo in cui viene fissata alla struttura, e una rete eccellente montata male non protegge nessuno.
Il montaggio segue la UNI EN 1263-2 e procede per fasi: si definisce prima il posizionamento dei punti di ancoraggio, dimensionati sulla struttura esistente, poi si fissa il vivagno alla fune di bordo secondo la configurazione di progetto.
La verifica più delicata riguarda lo spazio libero sottostante, perché senza una distanza sufficiente la rete tratterrebbe la persona solo dopo l’impatto con il suolo; per questo il calcolo dei tiranti non è un dettaglio accessorio ma parte del dimensionamento della sicurezza.
Per ulteriori dettagli sui punti di ancoraggio, trovi anche una guida dedicata: Punti di Ancoraggio Anticaduta: Cosa Sono e Come Funzionano.
Quanto sia realmente importante l’installazione lo mostra bene il lavoro che abbiamo svolto per AFV Beltrame Group SpA, azienda siderurgica italiana fondata nel 1896, nello stabilimento di San Didero (TO), dove il soffitto del capannone presentava il rischio di caduta di calcinacci per sfondellamento delle coppelle in CAP.
Sotto il soffitto sono stati installati circa 20.000 metri quadrati di rete anticaduta in tessuto, ancorata alle travi portanti, con il vincolo di non fermare l’attività dello stabilimento né spostare la merce a magazzino: per rispettarlo è stato progettato, costruito e poi smantellato un impalcato provvisorio su due carriponte, interamente da personale interno e senza subappalto.
In una seconda fase l’intervento si è esteso a coperture, vie di corsa e travi dei carriponte, messe in sicurezza con linee vita su cavo flessibile e binario rigido. Novanta giorni di attività, certificati secondo UNI EN 1263, UNI EN 795, CEN/TS 16415 e UNI 11578, con manutenzione e revisione periodica svolte sempre da noi.
Campi di utilizzo e applicazioni
Gli ambiti di impiego sono numerosi. Nel comparto edile la rete blocca la caduta durante il getto e l’assemblaggio; nell’industria protegge chi opera sotto una copertura o accanto a un lucernario, dove spesso il parapetto non è installabile.
Cambia anche il materiale, in base all’esigenza: le reti in tessuto sfruttano fibre come nylon e poliammide, con rivestimenti in PVC che resistono agli agenti atmosferici e ai raggi UV, mentre dove serve una tenuta più strutturale si ricorre alla rete elettrosaldata in acciaio zincato, che risponde meglio al peso e al distacco di detriti.
La zincatura, in questi casi, allunga in modo sensibile la vita del sistema.
Per comprendere meglio non solo i campi di utilizzo ma anche quando risulta necessario adottare tali sistemi, trovi un approfondimento dedicato: Quando usare i sistemi di protezione contro le cadute dall’alto?
Serve un manuale d’istruzioni?
Sì, ed è obbligatorio. La UNI EN 1263 stabilisce che ogni rete sia accompagnata dal manuale del fabbricante, con l’indicazione del materiale (metallico o tessile), i limiti d’uso, le modalità di montaggio e le distanze di sicurezza.
Senza quel documento non è possibile riprodurre in cantiere le condizioni verificate in prova, e anche una rete certificata perde gran parte del proprio valore.
Cosa verificare prima di firmare
Quando si richiede una fornitura conviene quindi soffermarsi su tre aspetti fondamentali:
- La documentazione, che deve richiamare la norma esatta: UNI EN 1263 oppure UNI EN 15057, a seconda dell’impiego.
- La competenza di chi esegue la posa, perché ancoraggi e collegamenti richiedono personale qualificato e non ammettono improvvisazione.
- Il piano di controllo periodico, dato che nessun sistema anticaduta è definitivo e va riverificato nel tempo.
Una rete si installa una sola volta. La sicurezza degli operatori, invece, si mantiene con verifiche programmate. A tale argomento, abbiamo dedicato un approfondimento che potrebbe tornarvi utile: Controllo sistemi anticaduta ogni quanto farlo.
Pertanto, in presenza di dubbi sulla propria copertura, una valutazione tecnica preventiva permette di intervenire prima che il problema si manifesti.