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DPI anticaduta quali sono: tutte le tipologie

20 dpi anticaduta quali sono tutte le tipologie

I DPI anticaduta sono i dispositivi di protezione individuale che servono a garantire la sicurezza di chi deve lavorare in quota, proteggendolo dal rischio di caduta dall’alto: imbracature, cordini, assorbitori di energia, connettori, dispositivi retrattili e dispositivi di ancoraggio. Rientrano tutti nella III categoria, quella dei rischi gravi o mortali, e funzionano solo come sistema: un punto di ancoraggio, un elemento di collegamento e un’imbracatura che trattiene il corpo.

In questa guida vediamo quali sono le tipologie di DPI anticaduta, come si scelgono in base al lavoro da svolgere, quali norme li regolano e quali controlli servono per mantenerli efficienti. Conoscerli e utilizzarli in modo corretto è una tutela per il lavoratore e un obbligo per il datore di lavoro nell’ambito della sicurezza sul lavoro. È il lavoro che svolgiamo ogni giorno dal 2009, tra progettazione di sistemi anticaduta, fornitura di DPI anticaduta e revisioni periodiche.

Indice dei contenuti:

Cosa sono i DPI anticaduta e perché sono fondamentali per la sicurezza

Quando si deve lavorare in quota, i dispositivi anticaduta sono l’ultima barriera tra il lavoratore e le conseguenze di una caduta. Il D.Lgs. 81/2008 stabilisce infatti una gerarchia precisa: prima si eliminano o si riducono i rischi con le misure di protezione collettiva, poi, dove queste non bastano o non sono realizzabili, si ricorre ai DPI.

Per questo vanno scelti, indossati e controllati con metodo. Per un inquadramento generale sui dispositivi di protezione individuale, anche fuori dall’ambito anticaduta, è disponibile l’articolo dedicato: Cosa Sono i Dispositivi DPI e a Cosa Servono.

DPI contro le cadute: definizione e significato nel contesto del lavoro in quota

I Dispositivi di Protezione Individuale contro le cadute sono attrezzature progettate per proteggere i lavoratori impiegati in attività in quota, cioè in tutte le situazioni in cui l’operatore può cadere da una quota più elevata rispetto a un piano stabile.

Devono essere adatti al compito e conformi alla normativa vigente; il tipo di DPI si sceglie in base al lavoro da svolgere e all’ambiente in cui si opera.

A differenza delle soluzioni di protezione collettiva, come parapetti o reti, i DPI agiscono direttamente sul singolo lavoratore, e la loro efficacia dipende da come vengono usati. Le differenze tra i due approcci sono approfondite nell’articolo sulla differenza tra DPI e DPC.

L’efficacia dei dispositivi dipende anche dall’integrazione con gli altri elementi del sistema, a partire dal punto di ancoraggio, che deve essere certificato e posizionato in modo da ridurre il fattore di caduta, cioè il rapporto tra l’altezza della caduta e la lunghezza del collegamento: più l’ancoraggio è in alto rispetto all’operatore, minore è la sollecitazione in caso di arresto.

Per questo, parlando di DPI anticaduta, l’attrezzatura da sola non basta: servono anche formazione, controlli periodici e un uso corretto sul campo.

Quali sono i DPI anticaduta e come funzionano

Questa famiglia comprende dispositivi progettati per prevenire o arrestare una caduta, oppure per mantenere l’operatore stabile durante determinate mansioni. Ogni componente va impiegato secondo le istruzioni del fabbricante e nei limiti previsti dalle norme.

I principali dispositivi sono:

  • imbracature di sicurezza, che avvolgono il corpo del lavoratore e distribuiscono le forze in caso di arresto;
  • cordini, che collegano l’imbracatura al punto di ancoraggio;
  • assorbitori di energia, che riducono la forza trasmessa al corpo durante l’arresto;
  • connettori (moschettoni e ganci), che uniscono tra loro i componenti del sistema;
  • dispositivi anticaduta retrattili, che seguono i movimenti dell’operatore e si bloccano in caso di caduta;
  • dispositivi di ancoraggio, che costituiscono il punto fisso a cui si collega l’intero sistema.

A seconda della tipologia di lavori, questi elementi si combinano in tre sistemi con funzioni diverse: trattenuta (impedisce di raggiungere il punto di caduta), posizionamento sul lavoro (sostiene l’operatore mentre lavora) e arresto caduta (ferma una caduta già iniziata).

La scelta dei DPI adeguati dipende dalla natura del lavoro e dal livello di rischio di caduta dall’alto. Ogni componente deve essere verificato prima di ogni utilizzo, per accertarne l’integrità.

Per capire in quali situazioni questi dispositivi diventano necessari, è disponibile l’approfondimento dedicato: Quando devono essere usati i DPI?

Dispositivi anticaduta: elementi e caratteristiche principali

Ogni dispositivo anticaduta è composto da elementi che lavorano insieme per limitare le conseguenze di una caduta: cinghie, funi, dispositivi retrattili, assorbitori di energia, connettori ed elementi di ancoraggio. Un buon sistema deve resistere alle sollecitazioni di un arresto, restare comodo da indossare per l’intero turno e adattarsi alle condizioni del luogo di lavoro.

Un sistema ben configurato tiene conto del tirante d’aria, cioè dello spazio libero necessario sotto l’operatore perché la caduta si arresti senza urti contro il suolo o contro ostacoli. Il suo calcolo somma la lunghezza del cordino, l’allungamento dell’assorbitore di energia, l’altezza dell’operatore dal punto di aggancio sull’imbracatura ai piedi e un margine di sicurezza: i valori da usare sono quelli indicati dal fabbricante per ciascun dispositivo. Nei sistemi con cordino, l’assorbitore di energia è ciò che evita traumi in caso di arresto improvviso.

La compatibilità tra i diversi componenti è un altro aspetto essenziale: combinare dispositivi non compatibili, anche se singolarmente certificati, può compromettere il funzionamento del sistema. Nella nostra esperienza è uno degli errori più frequenti quando si assemblano kit con componenti di marche diverse. Per questo ogni configurazione va verificata e l’ispezione periodica va effettuata con regolarità, documentando ogni verifica secondo le indicazioni del fabbricante e le norme applicabili.

Le tipologie di dispositivi di protezione individuale anticaduta

I dispositivi anticaduta si differenziano in base alla funzione e al contesto in cui vengono impiegati: alcuni sostengono il lavoratore durante le attività, altri bloccano una caduta in corso, altri ancora ne limitano gli effetti. Conoscere queste differenze è il primo passo per scegliere l’attrezzatura giusta per ogni cantiere.

Imbracatura anticaduta: struttura, uso e obblighi normativi

L’imbracatura è l’elemento centrale dei sistemi individuali contro la caduta dall’alto ed è regolata dalla UNI EN 361. È composta da cinghie regolabili che avvolgono il corpo in punti strategici (spalle, torace, bacino e cosce) e che distribuiscono le forze d’impatto in caso di arresto. Robustezza del materiale, qualità delle cuciture e anelli di aggancio certificati sono requisiti fondamentali.

Le imbracature devono essere indossate correttamente e regolate sulla corporatura dell’utilizzatore: cosciali e bretelle aderenti, fibbie chiuse e verificate, punto di aggancio dorsale o sternale nella posizione prevista dal fabbricante.

Per il posizionamento sul lavoro si usano invece cinture o imbracature conformi alla UNI EN 358, che sostengono l’operatore ma non sono progettate per arrestare una caduta.

Le imbracature rientrano tra i dispositivi di terza categoria, destinati alla protezione contro rischi gravi o mortali: per usarle sono obbligatori formazione e addestramento.

La revisione periodica dei DPI è un obbligo e va svolta da personale competente secondo la UNI EN 365 e le istruzioni del fabbricante. Ogni verifica deve essere documentata e tracciata, compresa l’eventuale necessità di sostituire il dispositivo se danneggiato o giunto a fine vita.

Cordini, assorbitori di energia e connettori

Sono gli elementi che collegano l’imbracatura al punto di ancoraggio e che, in caso di caduta, trasmettono e riducono le forze in gioco.

  • Cordini (UNI EN 354): elementi di collegamento in fune, fettuccia o catena, singoli o doppi. Il cordino doppio permette di restare sempre agganciati durante gli spostamenti tra un ancoraggio e l’altro.
  • Assorbitori di energia (UNI EN 355): si allungano in modo controllato durante l’arresto e limitano la forza trasmessa al corpo. Nei sistemi con cordino sono indispensabili.
  • Connettori (UNI EN 362): moschettoni e ganci con chiusura automatica o a ghiera. Vanno caricati lungo l’asse maggiore e sempre con la ghiera chiusa.

Cordino, assorbitore e connettori devono risultare compatibili tra loro e con l’imbracatura: la loro lunghezza complessiva incide direttamente sul tirante d’aria necessario.

Dispositivi anticaduta retrattili: come funzionano e quando utilizzarli

I retrattili sono regolati dalla UNI EN 360. Il funzionamento è simile a quello delle cinture di sicurezza delle automobili: la fune o il nastro si srotola e si riavvolge automaticamente seguendo i movimenti dell’utente e si blocca quando rileva un’accelerazione anomala.

Sono particolarmente indicati quando è necessario muoversi liberamente in un’area di lavoro delimitata, con il punto di ancoraggio posto preferibilmente sopra l’operatore. Per AGCO a Breganze (VI), ad esempio, abbiamo installato circa 500 metri di linea vita su binario rigido con 100 carrelli di ancoraggio, ciascuno completo di dispositivo anticaduta retrattile (dettagli della realizzazione).

Poiché il cavo del dispositivo resta sempre in tensione, in caso di scivolamento o perdita di equilibrio il dispositivo interviene subito e limita la distanza di caduta rispetto a un cordino tradizionale, riducendo il tirante d’aria necessario e il rischio di lesioni gravi. La distanza di arresto effettiva è quella dichiarata dal fabbricante.

L’uso di ogni dispositivo retrattile deve comunque essere preceduto da una valutazione preventiva dell’ambiente operativo, per verificare l’assenza di spigoli vivi, ostacoli e condizioni che possano compromettere il funzionamento, in particolare quando il dispositivo lavora in orizzontale.

Sistemi di posizionamento, trattenuta e arresto caduta: differenze e applicazioni

I sistemi di posizionamento sul lavoro, di trattenuta e di arresto caduta rispondono a esigenze diverse e non sono intercambiabili.

Il posizionamento consente al lavoratore di operare in modo stabile con entrambe le mani libere, sostenuto dalla cintura o dall’imbracatura. È adatto a operazioni in verticale su pali, tralicci o superfici inclinate, e va sempre abbinato a un dispositivo anticaduta di riserva.

La trattenuta impedisce fisicamente all’operatore di raggiungere il bordo da cui potrebbe cadere: la lunghezza del collegamento è regolata in modo che la caduta non possa verificarsi.

I sistemi di arresto caduta, infine, intervengono quando la caduta è già iniziata, fermando la discesa e dissipando l’energia generata. Comprendono assorbitori, cordini, retrattili e ancoraggi ad alta resistenza. Ne parliamo in dettaglio nell’articolo sul sistema di arresto caduta.

L’efficacia di questi sistemi dipende dall’analisi preliminare del sito, dalla corretta stima delle distanze di caduta potenziali e dal calcolo del tirante d’aria. La scelta deve basarsi su un’attenta valutazione del rischio di caduta e del tipo di attività, considerando anche la durata dei dispositivi e le condizioni ambientali. Quando è possibile, la trattenuta è preferibile, perché evita che la caduta si verifichi.

Norme, categorie e manutenzione dei DPI anticaduta

La corretta gestione dei dispositivi di protezione individuale richiede la scelta del modello più adatto e la conoscenza delle normative che ne regolano l’impiego e i controlli nel tempo. Ogni DPI è classificato in base al livello di rischio per cui è destinato e sottoposto a procedure specifiche per garantirne l’efficacia.

DPI di I, II e III categoria: definizioni e contesti d’uso

Il Regolamento (UE) 2016/425 suddivide i DPI in tre categorie, con requisiti e obblighi diversi in funzione del livello di rischio:

  • Categoria I: dispositivi per rischi minimi, come guanti per lavori leggeri. Il fabbricante ne dichiara la conformità senza l’intervento di un organismo notificato.
  • Categoria II: dispositivi per rischi intermedi, come l’abbigliamento ad alta visibilità o i caschi da cantiere. Richiedono l’esame UE del tipo da parte di un organismo notificato.
  • Categoria III: dispositivi destinati a proteggere da rischi gravi o mortali. Tra questi rientrano imbracature, retrattili e cordini con assorbitore. Oltre all’esame UE del tipo, la produzione è sottoposta a controlli periodici da parte di un organismo notificato.

La categoria ha conseguenze pratiche: determina gli obblighi formativi, la revisione periodica dei DPI e la responsabilità del datore di lavoro nel garantire la piena conformità. Per un approfondimento sulle categorie di tutti i DPI, non solo anticaduta, rimandiamo all’articolo Cosa sono i dispositivi DPI.

DPI di terza categoria anticaduta: fondamentali in contesti ad alto rischio

A quale categoria appartengono i DPI contro le cadute dall’alto? Alla III categoria, perché proteggono da un rischio che può causare conseguenze gravi o mortali.

Il loro uso è obbligatorio nelle situazioni in cui non è possibile adottare misure di protezione collettiva efficaci, come negli interventi su coperture, tralicci o strutture senza parapetti.

Questi dispositivi devono superare prove di laboratorio specifiche ed essere accompagnati da istruzioni dettagliate su modalità d’uso, condizioni operative e limiti. Proprio perché appartengono a questa classe di rischio, il D.Lgs. 81/2008 (art. 77) rende obbligatori per gli utilizzatori sia la formazione sia l’addestramento all’uso, ed è previsto un controllo periodico da parte di personale competente, almeno annuale salvo diversa indicazione del fabbricante, come stabilito dalla UNI EN 365.

Nei cantieri più complessi, prima di usarli si pianifica l’intero sistema: dove si trova l’ancoraggio certificato, quali componenti di collegamento servono e come si verificano.

UNI EN e D.Lgs: la normativa di riferimento sui dispositivi di sicurezza

I dispositivi anticaduta sono disciplinati da norme tecniche e legislative che ne definiscono caratteristiche, requisiti e modalità d’uso. Le principali sono:

  • il Regolamento (UE) 2016/425, che stabilisce i requisiti di progettazione e fabbricazione dei DPI immessi sul mercato europeo e la loro marcatura CE;
  • il D.Lgs. 81/2008, il Testo Unico sulla Sicurezza, che definisce gli obblighi di datore di lavoro e lavoratori nella scelta, nell’uso e nella manutenzione dei DPI (Titolo III, Capo II) e nei lavori in quota (Titolo IV);
  • la UNI EN 365, che stabilisce i requisiti per istruzioni d’uso, ispezione periodica, manutenzione e marcatura dei DPI anticaduta;
  • la UNI EN 361 (imbracature), la UNI EN 358 (posizionamento), la UNI EN 354 (cordini), la UNI EN 355 (assorbitori di energia), la UNI EN 360 (retrattili), la UNI EN 362 (connettori) e la UNI EN 795 (dispositivi di ancoraggio), che descrivono i requisiti tecnici di ciascun componente.

Ogni dispositivo deve riportare la marcatura CE con il numero dell’organismo notificato, la norma UNI EN di riferimento, il fabbricante, il modello e il lotto o numero di serie: sono le informazioni che permettono di identificarlo e di registrarne i controlli.

Solo i dispositivi certificati secondo queste norme sono conformi alla normativa. Gli utilizzatori devono conoscere la normativa di riferimento ed essere formati all’impiego corretto delle attrezzature.

Manutenzione periodica dei DPI: ispezionare, sostituire e verificare la scadenza

L’ispezione periodica è obbligatoria, e per un motivo concreto: cinghie, cuciture e parti metalliche si degradano con l’uso, con gli agenti atmosferici e con gli urti accidentali. Serve quindi un programma di controlli, visivi e funzionali, svolti a intervalli regolari da personale competente.

La manutenzione si articola in tre fasi principali:

  • Ispezione visiva prima di ogni utilizzo, per individuare tagli, abrasioni, deformazioni o residui che potrebbero compromettere il funzionamento;
  • Verifica periodica documentata, almeno annuale o con la frequenza indicata dal fabbricante, secondo la UNI EN 365;
  • Sostituzione del dispositivo se emerge un difetto, se è stato sollecitato da una caduta, se ha superato la durata indicata dal fabbricante o se presenta un danno non riparabile.

Oltre alla parte tecnica, è importante mantenere aggiornate le schede di controllo di ogni dispositivo, con le verifiche svolte e le scadenze future. Sono questi registri, in caso di ispezione o di infortunio, a dimostrare che i controlli sono stati eseguiti.

“Ditta altamente competente sia nelle installazioni che nelle verifiche periodiche. Mi ha colpito la professionalità dei tecnici e la qualità dei prodotti forniti.”

Loris Reynaud, EHS Manager, Dana Graziano Srl – Luserna San Giovanni (TO). Dettagli della realizzazione

Frequenze e procedure delle verifiche sui sistemi fissi, come linee vita e ancoraggi, sono descritte nell’articolo sul controllo dei sistemi anticaduta.

Utilizzo corretto dei DPI di sicurezza anticaduta nei lavori in quota

Perché i dispositivi anticaduta siano realmente efficaci, vanno inseriti in una pianificazione tecnica e operativa. Possedere attrezzature conformi non basta: conta il modo in cui vengono selezionati, configurati, indossati e utilizzati.

Progettare un sistema anticaduta efficace nei contesti operativi

La progettazione di un sistema anticaduta deve tenere conto della natura dell’attività, dell’ambiente e delle condizioni di esposizione. Per proteggere i lavoratori e ridurre al minimo gli effetti di un eventuale caso di caduta, si parte da un’analisi dei pericoli e dei movimenti che il lavoratore dovrà compiere.

Un sistema efficace prevede dispositivi compatibili tra loro, retrattili o cordini idonei e un punto di ancoraggio strutturalmente sicuro, preferibilmente posizionato in alto per ridurre il tirante d’aria necessario. L’installazione non deve ostacolare la mobilità dell’operatore e non creare ulteriori pericoli, come rischi di impigliamento o interferenze con altre attrezzature.

In presenza di situazioni complesse è consigliata la supervisione di un tecnico specializzato nella valutazione del rischio di caduta dall’alto e nella scelta delle soluzioni più adatte.

Ancoraggio e utilizzo dei DPI anticaduta per lavorare oltre i 2 metri

In molte lavorazioni edili, industriali o impiantistiche, il superamento dei due metri di altezza è la soglia che richiede misure specifiche di protezione.

Il D.Lgs. 81/2008 definisce infatti lavoro in quota l’attività svolta a un’altezza superiore a 2 metri rispetto a un piano stabile: in queste condizioni è obbligatorio adottare sistemi collettivi o individuali contro la caduta. Le soglie e i casi particolari sono approfonditi nell’articolo Lavori in quota: da che altezza bisogna valutare il rischio.

L’ancoraggio assume qui un ruolo centrale: deve resistere alle sollecitazioni previste ed essere conforme alla UNI EN 795. Può essere fisso (su strutture portanti) o mobile (con appositi dispositivi certificati), ma in entrambi i casi deve essere compatibile con i dispositivi anticaduta utilizzati.

L’installazione degli ancoraggi fissi segue il progetto, le istruzioni del fabbricante e la normativa tecnica di riferimento (UNI EN 795 e UNI 11578 per gli ancoraggi permanenti).

Una volta individuato l’ancoraggio, l’utilizzatore deve indossare i DPI e collegarsi, verificando la chiusura di ogni connettore. L’operazione va ripetuta prima di ogni utilizzo, sempre nella stessa sequenza, e va eseguita da personale formato, in grado di riconoscere le condizioni di utilizzo non sicure e di intervenire con tempestività.

Formazione e addestramento all’uso dei DPI anticaduta

Per i dispositivi di terza categoria il D.Lgs. 81/2008 (art. 77, comma 5) prevede che il datore di lavoro assicuri, oltre alla formazione, uno specifico addestramento all’uso corretto e all’utilizzo pratico dei dispositivi.

La formazione fornisce le conoscenze: rischi, funzionamento dei dispositivi, limiti d’uso, controlli prima dell’utilizzo. L’addestramento è invece pratico e si svolge con i DPI effettivamente in dotazione: vestizione e regolazione dell’imbracatura, collegamento all’ancoraggio, spostamenti restando sempre agganciati, simulazione delle procedure di emergenza.

La formazione va ripetuta periodicamente e ogni volta che cambiano le attrezzature o le condizioni di lavoro. Un dispositivo affidato a un operatore non addestrato non garantisce la protezione per cui è stato scelto.

Sospensione inerte e piano di soccorso

Un sistema di arresto ferma la discesa, ma l’operatore resta sospeso nell’imbracatura. Se la sospensione si prolunga, la pressione delle cinghie sugli arti inferiori ostacola la circolazione e può provocare la cosiddetta sindrome da sospensione inerte, che può avere conseguenze gravi anche in assenza di traumi da impatto.

Per questo, prima di iniziare i lavori con questi dispositivi, va definito un piano di soccorso: chi interviene, con quali attrezzature di recupero e con quali tempi, in modo che la persona sospesa possa essere raggiunta e portata in sicurezza rapidamente. Anche le procedure di recupero rientrano nell’addestramento degli operatori.

Dal cantiere: Barry Callebaut Manufacturing, Intra (VB)

Per Barry Callebaut abbiamo messo in sicurezza le baie di carico e scarico delle autocisterne con impalcati in carpenteria metallica e linee vita su binario rigido di tipo D. A installazione conclusa abbiamo erogato la formazione all’uso dei DPI di 3ª categoria e addestrato il personale del cliente alle manovre di recupero e calo a terra di un operatore rimasto sospeso al sistema anticaduta. Con cadenza periodica ci occupiamo inoltre della revisione e manutenzione di quanto installato.

“Pegaso si è sempre dimostrata competente, affidabile e proattiva nel gestire sia le commesse di manutenzione standard, che interventi aventi carattere di maggiore urgenza, sempre nel rispetto del nostro budget.” Alberto Cova, HSE Manager – RSPP. Dettagli della realizzazione

DPI anticaduta per lavori in quota: quali scegliere e come utilizzarli

La selezione dei dispositivi anticaduta non può basarsi su criteri generici: ogni scelta deve riflettere le esigenze operative, il tipo di struttura su cui si interviene e le caratteristiche del lavoratore.

Il nostro consiglio è di procedere per passi:

  1. Analizzare il contesto operativo: identificare le condizioni ambientali, la presenza di ostacoli e bordi taglienti, il tipo di superficie e il livello di esposizione, per capire se serve un sistema di trattenuta, di posizionamento o di arresto caduta.
  2. Definire il tipo di attività da svolgere: lavori statici, dinamici, in sospensione o in verticale richiedono DPI con funzioni diverse e un diverso grado di libertà di movimento.
  3. Verificare la compatibilità tra componenti: cordini, assorbitori di energia, connettori e imbracatura devono funzionare in modo coordinato, senza interferenze meccaniche.
  4. Calcolare il tirante d’aria disponibile: se lo spazio sotto l’operatore è ridotto, un retrattile o un sistema di trattenuta è preferibile a un cordino con assorbitore.
  5. Considerare la durata e la manutenzione: ogni dispositivo ha una vita utile indicata dal fabbricante, che può ridursi in base a condizioni d’uso, ambiente e frequenza di impiego.
  6. Controllare certificazione e marcatura: ogni DPI deve riportare la marcatura CE, il riferimento alla norma UNI EN applicabile ed essere accompagnato dalla nota informativa del fabbricante.

Effettuata la selezione, è indispensabile formare e addestrare gli operatori, compresa la verifica prima dell’impiego e la conoscenza delle procedure di emergenza. La sicurezza dei lavoratori dipende dall’attrezzatura quanto da chi la indossa: un DPI scelto bene ma usato senza addestramento non offre la protezione per cui è stato acquistato.

Domande frequenti sui DPI anticaduta

Quali sono i 3 elementi di un sistema di protezione individuale anticaduta?

Il dispositivo di ancoraggio, l’elemento di collegamento e l’imbracatura. L’ancoraggio è il punto fisso che sostiene il carico, il collegamento (cordino con assorbitore o retrattile, con i relativi connettori) trasmette e riduce le forze, l’imbracatura trattiene il corpo. Se manca uno dei tre, il sistema non protegge.

Ogni quanto vanno controllati i DPI anticaduta?

Prima di ogni utilizzo, con un controllo visivo da parte dell’operatore, e almeno una volta l’anno con un’ispezione periodica documentata svolta da personale competente, come previsto dalla UNI EN 365. Il fabbricante può indicare frequenze più ravvicinate in base all’uso.

Un DPI anticaduta va sostituito dopo una caduta?

Sì. Un dispositivo che ha arrestato una caduta va ritirato dall’uso e non può essere riutilizzato finché una persona competente non ne ha confermato per iscritto l’idoneità. Assorbitori di energia e cordini sollecitati da una caduta, di norma, vanno sostituiti.

Si possono combinare DPI anticaduta di marche diverse?

Sì, solo se il fabbricante ne dichiara la compatibilità nelle istruzioni d’uso. Componenti certificati singolarmente possono interferire tra loro una volta assemblati: per questo il sistema va verificato nel suo insieme prima dell’impiego.

Hai capito quali sono le tipologie di DPI anticaduta? I passi successivi

Per mettere in pratica quanto visto, i passi da seguire sono tre:

  1. Verificare i dispositivi in dotazione: marcatura, data di fabbricazione, schede di controllo e data dell’ultima ispezione periodica.
  2. Controllare che il punto di ancoraggio sia certificato e compatibile con i DPI utilizzati.
  3. Pianificare formazione, addestramento e piano di soccorso per tutti gli operatori che devono lavorare in quota.

Per un supporto specializzato, ci occupiamo di consulenza e revisione dei DPI anticaduta e di progettazione e installazione di sistemi anticaduta chiavi in mano. È possibile richiedere un preventivo, con risposta entro 48 ore, oppure contattare il numero verde 800 947 101.