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RSPP per Spazi Confinati o Sospetti di Inquinamento

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Gli ambienti confinati o sospetti di inquinamento presentano una delle più elevate incidenze di infortuni mortali in rapporto alle ore lavorate, come confermano le statistiche INAIL.

Cisterne, silos, pozzi, serbatoi, vasche di depurazione e cunicoli sotterranei sono luoghi in cui un errore di valutazione può avere conseguenze irreversibili.

Proprio per questo il legislatore ha dedicato, a chi deve lavorare in ambienti confinati, una disciplina specifica e particolarmente stringente.

In questa guida si analizza il ruolo dell’RSPP per spazi confinati, le sue responsabilità tecniche e il quadro normativo che lo coinvolge.

Perché serve un RSPP con competenze specifiche

L’RSPP, ovvero il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione, è la figura tecnica che supporta il datore di lavoro nella valutazione dei rischi e nella definizione delle misure di salute e sicurezza sul lavoro.

Nei lavori in spazi confinati la sua attività diventa particolarmente delicata per la complessità dei rischi coinvolti.

La scheda InforMo dell’INAIL evidenzia come, in numerosi eventi mortali, la valutazione dei rischi sia stata redatta da figure prive di formazione specifica sui rischi atmosferici.

Un RSPP con competenze esclusivamente generaliste non dispone degli strumenti per gestire ambienti di lavoro caratterizzati da scarsa ventilazione, possibile presenza di gas tossici, atmosfere esplosive o carenza di ossigeno.

Servono preparazione specialistica sui rischi atmosferici, conoscenza dei sistemi di rilevazione multigas e padronanza delle procedure di recupero verticale.

Il quadro normativo di riferimento

La disciplina degli ambienti confinati o sospetti di inquinamento si fonda su tre riferimenti principali.

Il decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 interviene su due fronti distinti.

L’art. 66 disciplina i lavori in ambienti sospetti di inquinamento, ovvero pozzi, fogne, tubazioni, serbatoi e recipienti analoghi, prescrivendo verifiche preventive e sistemi di salvataggio.

L’art. 121, collocato nel Titolo IV dedicato ai cantieri, regola la prevenzione dei rischi da gas e vapori negli scavi e nelle gallerie.

Gli articoli 66 e 121 del decreto restano i principali riferimenti per chi pianifica attività in ambienti confinati.

Il DPR 177/2011 ha introdotto la qualificazione delle imprese e dei lavoratori autonomi che operano in questi ambiti.

L’art. 2 richiede che almeno il 30% della forza lavoro possieda esperienza almeno triennale in lavori in ambienti sospetti di inquinamento o confinati, con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, e che tutti gli addetti destinati ad operare abbiano ricevuto addestramento e informazione su rischi, procedure di sicurezza e dispositivi di protezione individuale specifici.

Il documento applicativo di riferimento è il Manuale illustrato per lavori in ambienti sospetti di inquinamento o confinati, elaborato dalla Commissione Consultiva Permanente presso il Ministero del Lavoro.

L’Accordo Stato-Regioni vigente disciplina inoltre contenuti, durate e obblighi di aggiornamento quinquennale della formazione RSPP e ASPP.

Se desideri approfondire ulteriormente l’argomento, trovi la guida dedicata: Ambienti confinati normativa: cosa conoscere

Le responsabilità operative dell’RSPP

Le responsabilità dell’RSPP nei lavori in spazi confinati hanno natura sostanziale e non meramente documentale.

Tra queste rientrano la mappatura degli ambienti classificabili come confinati o sospetti, la redazione della procedura di lavoro per ogni scenario, la selezione delle attrezzature di lavoro e dei dispositivi di protezione individuale adeguati, oltre alla pianificazione delle emergenze e delle operazioni di recupero.

Un RSPP efficace collabora attivamente con il datore di lavoro committente, con il formatore aziendale e con il medico competente.

Verifica inoltre che le imprese affidatarie siano imprese o lavoratori autonomi qualificati ai sensi del DPR 177/2011.

Si raccomanda di formalizzare il permesso di lavoro prima di ogni accesso: in assenza di tale documento, l’ingresso non deve essere autorizzato.

Cosa dicono i dati: il peso del fattore umano

La scheda InforMo dell’INAIL, relativa al periodo 2002-2014, rileva che il 38,9% dei decessi in ambienti confinati è causato da esposizione a gas o vapori già presenti nell’ambiente di lavoro, mentre un ulteriore 13,3% è legato a gas o vapori generati durante la lavorazione.

I settori più colpiti risultano: costruzioni (20,5%), agricoltura e silvicoltura (19,5%) e metalmeccanica (12,6%).

Tra i fattori di rischio ricorrenti l’INAIL segnala errori nelle modalità operative, valutazione dei rischi inadeguata e mancato utilizzo dei DPI.

Gli aggiornamenti più recenti pubblicati sul portale Open Data INAIL confermano la persistenza del fenomeno, con un numero di eventi mortali che resta significativo nonostante l’evoluzione normativa.

Formazione: il presupposto di ogni intervento

La preparazione teorica precede e condiziona ogni intervento operativo: senza padronanza delle procedure, l’addestramento pratico perde efficacia.

I corsi di formazione RSPP e ASPP seguono l’Accordo Stato-Regioni e prevedono moduli A, B e C, con specifiche aggiuntive per chi si occupa di sicurezza nei lavori in ambienti sospetti di inquinamento.

Per gli addetti ai lavori in spazi confinati, l’art. 3 del DPR 177/2011 e i relativi accordi attuativi prevedono percorsi articolati su una parte teorica dedicata a normativa, rischi, DPI e procedure, integrata da una parte pratica su attrezzature reali.

Un programma del corso tipico per addetti alterna 8 ore in aula a 4 ore di pratica, ed è rivolto a lavoratori dipendenti, preposti e lavoratori autonomi che operano in questi contesti.

L’addestramento diretto su imbracature conformi alla UNI EN 361, sistemi di recupero verticale conformi alla UNI EN 1496, dispositivi di protezione delle vie respiratorie conformi alla UNI EN 529 e rilevatori multigas consente di acquisire competenze operative difficilmente trasferibili tramite la sola didattica frontale.

La formazione continua, con aggiornamento di 8 ore annuali fino a 40 ore nel quinquennio per l’RSPP, costituisce un requisito di legge per mantenere il profilo operativo.

I principali fattori di rischio negli ambienti confinati

I rischi ricorrenti comprendono carenza o eccesso di ossigeno, accumulo di idrogeno solforato o monossido di carbonio, atmosfere infiammabili, seppellimento, annegamento, caduta dall’alto e folgorazione.

I valori di riferimento operativi prevedono concentrazione di ossigeno tra 19,5% e 23,5%, H₂S non superiore a 10 ppm (TLV-TWA ACGIH), CO non superiore a 25 ppm e LEL inferiore al 10% per le atmosfere potenzialmente infiammabili.

A ciascun rischio corrisponde una contromisura specifica.

La ventilazione forzata si applica in presenza di accumulo di gas o di carenza di ossigeno; il monitoraggio continuo dell’atmosfera è obbligatorio quando le condizioni possono variare durante la lavorazione; la sorveglianza esterna costante va garantita per tutta la durata dell’intervento; i sistemi anticaduta a recupero rapido vanno selezionati in funzione della geometria dell’accesso.

Le procedure di sicurezza vanno redatte caso per caso, evitando modelli standardizzati non adattati al contesto specifico.

Il ruolo dell’RSPP nella sicurezza degli ambienti confinati

Operare in ambienti confinati richiede metodo, formazione e strumenti adeguati, in coerenza con quanto prescritto dal DPR 177/2011 e dal più ampio impianto del D.Lgs. 81/2008 in materia di salute e sicurezza.

È opportuno selezionare partner tecnici con qualificazione documentata ai sensi della normativa vigente, verificando l’esperienza maturata, la coerenza della formazione erogata con l’Accordo Stato-Regioni e la disponibilità di attrezzature certificate per le operazioni di accesso, monitoraggio e recupero.

La conformità al decreto e l’integrazione delle procedure operative nel Documento di Valutazione dei Rischi costituiscono il primo controllo che un’azienda dovrebbe effettuare prima di autorizzare qualsiasi accesso a uno spazio confinato.