Passa al contenuto principale

Che cos’è un sistema di arresto caduta?

che cos e un sistema di arresto caduta 1

Quando si parla di lavori in altezza, non c’è margine per l’improvvisazione.

Per noi un sistema di arresto caduta non è un accessorio da aggiungere al kit di lavoro. 

È l’ultimo elemento che, in caso di errore, fa davvero la differenza.

In Italia, come ricorda l’Ispettorato Nazionale del Lavoro, le cadute dall’alto sono la causa più comune di infortuni gravi e mortali nei cantieri edili.

In pratica, chi lavora in quota deve poter contare al 100% sul proprio equipaggiamento.

In questa guida proviamo a mettere ordine: cosa serve davvero, cosa cambia da un dispositivo all’altro e quali sono gli errori che vediamo ripetersi nei cantieri.

Cosa si intende per sistema di arresto caduta

Un sistema anticaduta è l’insieme dei dispositivi di protezione individuale che, in caso di caduta, intervengono per fermare la discesa del lavoratore prima che questi raggiunga il suolo o un ostacolo.

Il suo compito non è solo fermare la caduta. Deve anche distribuire le forze sull’imbracatura in modo che la schiena non incassi tutto il colpo in un punto solo.

Attenzione però a una distinzione fondamentale. Il sistema di trattenuta viene progettato per impedire al lavoratore di raggiungere la zona di pericolo, mentre il sistema di arresto interviene solo dopo che la caduta è iniziata.

Ci è capitato più di una volta di trovare in cantiere operai convinti di indossare un sistema di arresto, quando invece avevano in dotazione un cordino di trattenuta.

Sono quindi due cose diverse, e in caso di caduta libera la differenza è importante.

I componenti essenziali del sistema

Un sistema di protezione individuale efficace non è mai un singolo prodotto, ma una catena di elementi che lavorano insieme.

Se anche un solo anello cede, l’intero sistema di protezione perde la sua funzione.

Gli elementi che non possono mai mancare sono:

  • L’imbracatura anticaduta: il dispositivo che avvolge il corpo del lavoratore e distribuisce le forze d’arresto sulle zone più resistenti, come bacino e torace;
  • Il connettore o cordino: l’elemento che collega l’imbracatura al punto fisso;
  • L’assorbitore di energia: dissipa l’energia cinetica generata durante una caduta, riducendo lo strappo sul corpo a valori tollerabili (generalmente sotto i 6 kN);
  • Il punto di ancoraggio: la struttura su cui si fissa l’intero sistema.

Tutti questi elementi rientrano nella terza categoria dei DPI, ovvero quella destinata a proteggere da rischi gravi o mortali.

Non sono prodotti generici e il nostro consiglio è semplice: diffidate da chi li vende senza fare domande sul contesto d’uso.

I diversi tipi di dispositivi anticaduta

La normativa europea EN 363 classifica i diversi tipi di DPI anticaduta in base al loro funzionamento.

Conoscere queste differenze è il primo passo per fare una scelta consapevole e ridurre i rischi di incidenti gravi.

Dispositivo anticaduta guidato

Il dispositivo anticaduta di tipo guidato scorre lungo la linea di ancoraggio seguendo i movimenti dell’operatore.

In caso di strappo improvviso, si blocca automaticamente sulla linea di ancoraggio.

Questi dispositivi di arresto si dividono in due famiglie:

  • Quelli su linea di ancoraggio rigida, tipicamente una rotaia o una fune metallica tesa verticalmente lungo strutture come tralicci, scale fisse o pareti;
  • Quelli su linea di ancoraggio flessibile: la linea di ancoraggio flessibile può essere una corda di fibra sintetica o una fune metallica, fissata in alto e mantenuta in tensione da un peso o da un sistema di tensionamento.

Un meccanismo interno impedisce il distacco involontario del dispositivo guidato dalla linea: lo sgancio è possibile solo tramite un’azione consapevole dell’operatore.

Dispositivo anticaduta retrattile

Il dispositivo anticaduta di tipo retrattile, comunemente chiamato “arrotolatore”, funziona come una cintura di sicurezza estensibile: la fune si srotola e si riavvolge accompagnando i movimenti dell’operatore, senza richiedere regolazioni manuali.

È la soluzione ideale quando il tipo di lavoro richiede continui spostamenti.

L’anticaduta di tipo retrattile è la scelta che consigliamo quando l’operatore deve muoversi spesso, perché lascia le mani libere e riduce le distrazioni.

Cordino con assorbitore

Il cordino di lunghezza fissa abbinato a un assorbitore di energia è la soluzione più tradizionale.

Funziona, ma con un’avvertenza importante: quando la lunghezza del cordino è superiore a 2 metri rispetto al punto fisso, bisogna calcolare con precisione il tirante d’aria.

In altre parole, lo spazio libero sotto i piedi dell’operatore deve essere sufficiente affinché l’assorbitore si apra completamente prima che l’operatore tocchi terra.

Sembra banale, ma nella maggior parte dei verbali di infortunio che abbiamo letto il problema parte proprio da qui: un tirante d’aria sottostimato.

Trattenuta o arresto? Come orientarsi

La scelta tra dispositivo di trattenuta e arresto dipende dall’ambiente di lavoro e dal livello di rischio.

Se riusciamo a impedire al lavoratore di avvicinarsi al bordo con un cordino di lunghezza fissa o regolabile, abbiamo già risolto buona parte del problema: il sistema di trattenuta impedisce la caduta libera prima ancora che possa verificarsi.

Quando invece l’operatore deve necessariamente sporgersi oltre il bordo, o lavorare su superfici inclinate, deve essere utilizzato un dispositivo anticaduta vero e proprio.

Il sistema di arresto caduta deve essere dimensionato in base al peso dell’utilizzatore, all’altezza di lavoro e alla tipologia del punto di ancoraggio fisso.

Una cosa che diciamo sempre a chi ci chiede una consulenza: prima dei DPI vengono le protezioni collettive.

È anche quello che prevede la normativa, non solo il buon senso.

Parapetti, reti, piattaforme di lavoro elevabili. I dispositivi individuali sono la seconda linea di difesa, non la prima.

Per un ulteriore approfondimento, trovi la guida dedicata.

Quando il rischio è alto: scegliere con criterio

Nei contesti ad alto rischio di caduta, come coperture industriali, silos o tralicci, non basta scegliere un buon dispositivo.

Bisogna verificare che imbracatura, cordino, assorbitore e ancoraggio siano compatibili tra loro e dimensionati per quello specifico scenario.

Ti consigliamo di seguire questi criteri pratici:

  1. Verifica sempre il punto fisso. Un ancoraggio va fissato a una struttura capace di reggere un carico minimo di 12 kN;
  2. Controlla la marcatura CE e la conformità alle norme EN 361, EN 355, EN 360 e EN 353;
  3. Ispeziona i DPI prima di ogni utilizzo. Cuciture, fibbie, ganci: ogni dettaglio conta;
  4. Forma il personale. Lo ripetiamo perché è il punto su cui vediamo più resistenze da parte delle aziende, e anche quello che fa la differenza tra un cantiere sicuro e uno solo formalmente in regola.

Come ricorda il D.Lgs. 81/2008, art. 115, “nei lavori in quota qualora non siano state attuate misure di protezione collettiva è necessario che i lavoratori utilizzino idonei sistemi di protezione individuale”.

Quindi non parliamo di una buona pratica, ma di un obbligo di legge. Per ulteriori dettagli, trovi l’approfondimento dedicato: Lavoro in quota: definizione e normative.

L’errore più frequente che vediamo in cantiere

Nella nostra esperienza, l’errore più comune non riguarda la qualità del prodotto acquistato, ma il suo utilizzo improprio.

Ci è capitato di trovare imbracature indossate al contrario, cordini agganciati a un tubo del gas, arrotolatori lasciati per mesi nel cassone del furgone insieme a martelli e flessibili.

Un sistema di arresto caduta non si improvvisa, e non si compra una volta per tutte.

Va scelto in base al contesto, mantenuto con cura e sostituito quando necessario. 

La soluzione più sensata, dalla nostra esperienza, è investire da subito in prodotti certificati e in formazione, senza aspettare il primo incidente, per accorgersi che qualcosa non va.

In conclusione

Garantire la sicurezza di chi lavora in altezza, per noi, è prima di tutto una scelta di responsabilità verso le persone.

Il fatto che sia anche un investimento economicamente sensato viene dopo.

La differenza tra un infortunio sfiorato e una tragedia, spesso, sta in pochi centimetri di tirante d’aria o in una fibbia chiusa correttamente.

Per questa ragione, affianchiamo aziende e professionisti nella valutazione del rischio e nella progettazione di soluzioni su misura, perché la sicurezza sul lavoro non ammette risposte standardizzate.